• Cala Goloritzé, ottobre inoltrato. "Questa non è solo una spiaggia. È un tempio scolpito dal vento, sorvegliato da guglie di pietra."

      Le ultime luci d’estate accarezzavano la scogliera, mentre il mare rifletteva un blu così puro da sembrare irreale. In quel silenzio sospeso, fatto solo di vento  pietra e fruscio delle leggera brezza, ho preparato il mio volo.

      Non un sorvolo turistico, non un semplice sguardo dall’alto. Ma una danza aerea, calibrata e acrobatica, tra le pareti verticali di calcare e le iconiche guglie che rendono questo luogo un anfiteatro naturale.

    • Ulassai, Gennaio 2025.  "Non è solo un volo. È una discesa nell’anima della montagna."

      Dalle nuvole che abbracciavano Monte Tisiddu, ho lasciato andare il drone. Una caduta lenta, quasi rituale, tra nebbia e silenzi. Il Tacco di Ulassai si svelava a tratti, come una creatura antica immersa nel respiro dell’inverno.

      Poi, all’improvviso, Ulassai: il paese, sospeso tra roccia e cielo, appariva come un miraggio di pietra e memoria.